“Un boia, nove donne, ed un cane”. Montiglio Monferrato fra Libri, tartufi, donne e misteri.

Nel caso vi servisse uno spunto per visitare Montiglio Monferrato nei fine settimana prossimi, potreste cogliere l’occasione fornita dal nutrito calendario di eventi in programma per domenica 2 e domenica 9 ottobre in occasione della “Fiera Nazionale del Tartufo”.
Segnaliamo l’evento non solo per la sua importanza nel contesto più ampio della valorizzazione del territorio monferrino e di uno dei suoi prodotti gastronomici tipici, ma anche perchè il Circolo Marchesi del Monferrato sarà rappresentato attraverso alcune delle sue pubblicazioni.
Stiamo naturalmente parlando dei volumi scritti per noi da Cinzia MontagnaDonne fuori dalla Storia – Voci di un Monferrato da scoprire” edito nel 2021, ma anche di ‘Nec ferro nec igne – Nel segno di Camilla’, edito nel 2012, e di ‘E’ tornato il cane nero – Gli enigmi di Camilla Faà’, pubblicato  nel 2014.
E saranno proprio Cinzia Montagna, in dialogo con Bruno Gambarotta sul suo più reente libro, “L’albero delle teste perdute” (Manni Editori, 2022), a svelare nella giornata di domenica 9 ottobre, alle 10.30 al PalaTartufo, che sveleranno il legame fra “un boia, nove donne, ed un cane“.
La domanda alla base dell’indagine che verrà relazionata nell’incontro è: E SE IL CANE DI CAMILLA FOSSE DA TARTUFI?, e muove dal mistero del cane nero nascosto nel ritratto di Camilla Faà di Bruno e raccontato appunto nei libri  di Cinzia Montagna editi dal Circolo Culturale “I Marchesi del Monferrato”.
L’autrice formula un’ipotesi che anticipa alcuni dei contenuti della presentazione.
“Una delle donne descritte nel libro è la contessa di Bruno e marchesa di Mombaruzzo Camilla Faà (Casale Monferrato, 1559 – Ferrara, 1662), già protagonista di ‘Nec ferro nec igne – Nel segno di Camilla’ e di ‘E’ tornato il cane nero – Gli enigmi di Camilla Faà’. La pubblicazione del secondo testo si era resa necessaria dopo il restauro del ritratto a figura intera di Camilla Faà, restauro eseguito da Francesco Melli nel 2013. L’intervento aveva riportato alla luce un cane nero, di piccola taglia, su cui Camilla appoggia la mano e che nel tempo, per ragioni non ancora individuate, fu nascosto da drappeggi e oggetti dipinti. Il cane, a mio parere, potrebbe corrispondere non a un cucciolo, ma a un cane da tartufi, aggiungendo al significato di fedeltà, simboleggiato dal cane in tutti i tempi e le culture, anche quello della raffinatezza e della ricerca di ciò che sta nascosto, ma che è prezioso. Ricordiamo che il ‘600, secolo in cui visse Camilla Faà, fu anche il secolo in cui visse e operò alla corte dei Gonzaga il cuoco più celebre nella storia di Mantova, Bartolomeo Stefani, il quale introdusse il tartufo in ben ventuno ricette del suo ‘L’arte di ben cucinare’ (1662). L’ingrediente è indicato da Stefani nella preparazione di carni di vitello e di coniglio, ma anche in abbinamento a rombo, trota, tinche e ombrine, segnale che il tartufo, riscoperto nel Rinascimento dopo secoli di trascuratezza, era di consolidato gradimento nella più elegante delle corti della penisola. Camilla fu a corte alcuni anni come damigella, periodo in cui ebbe modo di conoscere il Duca Ferdinando IV Gonzaga e di vivere con lui una storia d’amore tanto intensa quanto sfortunata. Inoltre, la sua provenienza monferrina e il suo livello nobiliare, con relativo alto tenore anche nei banchetti, con ogni probabilità le avevano consentito di apprezzare il prelibato tartufo. Che il cane del ritratto
di Camilla sia una cane da tartufo è soltanto un’ipotesi, almeno ad ora, ma trova un nesso anche con le forti simbologie presenti nel ritratto, in cui nessun dettaglio sembra essere casuale. Il cane o altro animale da compagnia è presente spesso nei ritratti di nobili, sia uomini sia donne, a fornire indicazioni al riguardo, per esempio, dell’attitudine alla caccia o a simboleggiare una nota caratteriale o a evocare un messaggio, non sempre immediato. In ogni caso, resta il mistero delle ragioni per cui il cane nel ritratto di Camilla venne nascosto”.
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